Multizona, Semi Spot, Spot: come misurare la luce

    Dopo aver visto come funzionano gli esposimetri passiamo a vedere in che modo possono misurare la luce, soffermandoci sugli esposimetri a luce riflessa caricati già nelle reflex.
Nel post precedente avevamo fatto una precisa ipotesi, ovvero che l'esposimetro fosse puntato su un solo oggetto e che si misurasse solamente quello. Ma sappiamo bene che è un'eventualità molto rara, di solito non si fotografa mai un solo elemento, questo infatti può essere sicuramente immerso in un contesto. 
In questi casi allora dobbiamo generalizzare tutto ciò che avevamo visto con l'esposimetro sul singolo oggetto, mantenendo i concetti già esposti.

Nelle reflex attuali sono sostanzialmente 3 i modi diversi di misurare l'esposizione:
  • Matrix o multizona
  • Semi Spot
  • Spot
Ognuno dei 3 ha una caratteristica specifica che va conosciuta per sapere esattamente quale scegliere a seconda del contesto in cui ci si trova.


MATRIX O MULTIZONA:





Il termine Matrix è un termine Nikon che può essere generalizzato in Multizona. Questa misurazione in prima analisi possiamo dire che suddivide la scena che stiamo riprendendo in più parti e misura singolarmente la luce in ognuna di queste parti. Fa poi dei calcoli sulle misurazioni singole e determina l'esposizione totale.
Ogni casa sviluppa i propri algoritmi ovviamente e non è possibile generalizzare il comportamento del multizona, però per dare un'idea, prendiamo un esempio facile che sarà poi facilmente estendibile a qualsiasi altro prodotto. Immaginiamo cioè che il nostro esposimetro multizona lavori dividendo in 4 parti la scena, come mostrato di seguito:

nella figura indichiamo in rosso il bordo della scena inquadrata e in nero le 4 parti in cui viene suddivisa dall'esposizione multizona.
Ogni parte del multizona lavorerà misurando la luce che cade nel suo dominio e tirerà fuori una coppia tempo diaframma opportuna, rapportando sempre la luce al grigio neutro su cui è tarata.
Facciamo allora l'ipotesi di scattare una foto ad una scena in cui nelle due aree in alto cada una sorgente luminosa (es cielo) e che nelle due in basso cadano delle ombre (es terreno).
Beh in questo frangente io avrei due aree molto luminose, la cui misurazione suggerisce di chiudere l'esposizione, perché sono due parti in cui ciò che è ripreso è più chiaro del grigio neutro; nelle due inferiori abbiamo detto che c'è qualcosa di scuro, quindi l'esposimetro in ognuna delle due aree apre l'esposizione, pee riportare al grigio neutro ciò che è più scuro.
In questo caso allora avremmo un pareggio di 2 zone più chiare del grigio neutro, 2 più scure e il multizona darebbe un'esposizione sicuramente corretta.
Se però ci troviamo in condizioni miste, ovvero in cui ad esempio c'è una maggioranza di zone sotto il grigio neutro, allora il multizona proporrà un'esposizione che tende all'alto, ovvero che tende a far passare molta luce, perché in prevalenza ci sono oggetti che sono più scuri del grigio neutro. Questo significa che si otterrà una foto finale con le zone scure più chiare del dovuto e le zone in luce che saranno bruciate. La foto quindi risulterà sovraesposta.
Vice versa se avremo una maggioranza di zone chiare, sempre più chiare del grigio su cui è tarato l'esposimetro, si avrà una sottoesposizione complessiva. L'esposimetro cioè è fortemente influenzato dalle parti più chiare del grigio 18% e quindi tende a chiudere.

In generale il comportamento del multizona è questo, però bisogna specificare che le case costruttrici lo hanno caratterizzato secondo algoritmi specifici. Infatti se l'esposimetro multizona funzionasse così, si comprende bene che sarebbe abbastanza inutile, perché ci azzeccherebbe sicuramente solo nel caso di pari quantità di zone chiare e scure. Ecco perché sono state aggiunte più zone, che vengono pesate diversamente. Si valutando anche le distanze dei soggetti (se queste vengono comunicate dall'obiettivo al corpo macchina), i colori presenti nella scena e tanti altri fattori che permettono di perfezionare questo esposimetro.

L'uso del multizona è sicuramente comodo, perché permette di misurare tutta la scena, ma certo la probabilità che l'esposizione sia corretta senza compensazione è piuttosto bassa. Basta imparare a capire come si comporta il proprio corpo macchina e così si potrà ottenere il meglio da questo modo di misurare la luce.


SPOT





L'esposimetro spot è quello forse più facile da capire, perché misura l'esposizione in un punto. Puntando l'area di messa a fuoco su un oggetto, si misura su quel punto quanta luce questo oggetto riflette. Ecco allora che puntando l'esposimetro verso un punto che è più luminoso del grigio su cui è tarato l'esposimetro, si avrà un'esposizione che tende a scurire, cioè a riportare quel punto al grigio di riferimento, mentre sarà il contrario per oggetti più scuri.
Questa modalità è esattamente l'opposto della multizona, dal momento che qui si misura uno ed un solo punto,

SEMISPOT O MEDIA PONDERATA:





Questo modo di misurare la luce è una sorta di spot allargato, infatti con il semi spot si misura l'esposizione non su un punto, ma su un'area ben precisa.
Tramite il menu della fotocamera è possibile impostare quanto grande debba essere questa area in mm, per stabilire se allargare o meno la zona misurata.
In pratica se lo spot è un punto, qua si sta allargando il diametro di questo punto, trasformandolo come detto in un'area.
Questo modo di misurazione è particolarmente indicato per i ritratti, puntando l'area sulla faccia del soggetto.


QUALE DEI 3 METODI VA USATO?
Al solito non si può dare una risposta universale nel dire quale sia il metodo migliore da usare, perché molto dipende dal contesto di scatto. Ogni metodo di misurazione ha le sue caratteristiche e quindi va saputo quando è meglio usare l'uno o usare l'altro.
Personalmente non so ancora quale preferisco, cambio metodo a seconda di quello che potrebbe farmi più comodo.
Invito quindi il lettore a provare, sperimentando nei vari casi quali siano le soggettive impressioni. Non avrebbe senso generalizzare le mie idee, dal momento che qui l'individualità assume un ruolo molto importante.

4 commenti:

  1. Potrebbe essere giusto dire che il matrix porti risultati soddosfacenti con scene a contrasto omogeneo??

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  2. che intendi per contrasto omogeneo?

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  3. Mi sono spiegato male.
    Scene a basso contrasto... mi viene in mente una spiaggia assolata con praticamente nessuna ombra nella scena. Credo si comporti meglio in questi casi, piuttosto che in una scena in cui siano presenti forti ombre e forti luci...
    Sono contorto?

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  4. No, è esattamente il contrario...
    Il Multizona fa la media della scena. Se ci sono solo luci, come dici te, avresti molte zone più chiare del grigio 18% su cui è tarato l'esposimetro e quindi l'esposizione verrebbe impostata conseguentemente, sottoesponendo.
    Il funzionamento corretto per eccellenza è quando ci sono tante zone in ombra, quante in luce, a meno di operazioni ulteriori che oggi si fanno al centro dell'immagine, per dargli un po' più di peso, ma il concetto è questo.
    La tua osservazione è quindi errata :)

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