Modalità di scatto di una macchina fotografica

    Le reflex ed oggi anche tante compatte hanno delle modalità di scatto sia automatiche che semi automatiche che manuali.
Le modalità automatiche, o programmi, sono delle impostazioni predefinite secondo cui la macchina fotografica applica alcune logiche per impostare i parametri di scatto. Ad esempio nei ritratti la macchina fotografica in generale cerca di impostare il diaframma più aperto possibile, al fine di isolare il soggetto dallo sfondo.
E' difficile sapere a priori cosa fa una macchina fotografica in uno specifico programma, dal momento che ogni casa costruttrice potrebbe configurare i programmi secondo diverse considerazioni e criteri progettuali, ma generalmente i programmi tentano di impostare i parametri di scatto nel modo "migliore" possibile.

Ho volutamente scritto "migliore" tra virgolette e il verbo "tentano" perché molto spesso i programmi restituiscono foto al di sotto delle aspettative. Questo perché i criteri che sono stati impostati dal costruttore per un certo programma, non è detto che siano in primis simili alle intenzioni del fotografo e inoltre non è detto che le condizioni di scatto rispecchino esattamente quelle scelte per creare il programma.
Questo significa che quello che noi intendiamo come ritratto notturno in un determinato contesto, potrebbe essere perfetto per i criteri impostati su macchina dal costruttore nel programma dedicato, ma in un contesto anche di poco diverso questa corrispondenza potrebbe non essere verificata e quindi la foto potrebbe venire come non ci si aspetta.

C'è anche da considerare che le variabili in gioco in fotografia sono tantissimi e quindi è facilissimo che un contesto anche di poco diverso dal riferimento adottato nella configurazione del programma, porti la macchina a lavorare non al meglio, tradendo così le aspettative del fotografo.

Ai programmi predefiniti, che comunque non sono presenti sulle reflex di fascia più alta, si aggiungono le modalità di scatto semiautomatiche e la modalità manuale. Analizziamo insieme i 4 programmi a disposizione per capire come funzionano.
N.B.: la terminologia che verrà adottata di seguito si riferisce alle macchine fotografiche costruite da Nikon. Altre case costruttrici possono adottare nomi diversi per i programmi, ma comunque molto simili. Ad esempio Canon indica il modo "A" di Nikon con "Av"

MODALITA AUTOPROGRAMMATA P
Questa modalità di scatto sinceramente non l'ho mai usata dal momento che lascia praticamente tutto alla macchina. La macchina infatti decide automaticamente, in base ad un programma incorporato di cui generalmente il fotografo non conosce i dettagli, le coppie tempo diaframma.
E' poi comunque possibile usare un altro tempo o un altro diaframma, ruotando le ghiere, ma i valori scelti passano sempre per le logiche inserite all'interno del programma incorporato di cui sopra.

MODALITA SEMIAUTOMATICA S
La modalità S è detta anche a priorità di tempi. Il fotografo con questa modalità può scegliere quale sia il tempo di scatto da usare, avendo fissato una certa sensibilità. La macchina fotografica sceglierà il relativo diaframma.
Ad esempio quindi si può impostare il tempo ad 1/250 e la macchina imposterà il diaframma relativo, in base alle condizioni di scatto.
Bisogna considerare quando si usa questa modalità quale sia la luminosità massima del nostro obiettivo. Infatti le ottiche come gli zoom potrebbero non essere sufficientemente luminosi, se si richiedono tempi di scatto molto rapidi in alcuni contesti di scarsa luminosità. La macchina fotografica, in caso di scarsa illuminazione, imposterà sempre il diaframma più aperto possibile, ma non è detto che questo basti al fotografo per ottenere una corretta esposizione con il tempo impostato. Potrebbe essere utile in alcuni casi alzare la sensibilità impostata.
La modalità S è da usare ogni volta in cui si vuole essere certi di usare uno specifico tempo. Ad esempio se si stanno facendo foto con un 300mm montato su un sensore full frame, si potrebbe pensare, se l'ottica non è stabilizzata, di impostare 1/320 come tempo di scatto e far scegliere il diaframma alla macchina. In questo modo il fotografo avrebbe la certezza di non avere foto mosse a causa di un tempo di scatto troppo lento.
O ancora è utile utilizzare S quando si stanno facendo scatti ad oggetti in rapido movimento, ad esempio un'auto in corsa. In questo modo, impostando ad esempio il tempo di 1/2000 si avrebbe la certezza di congelarne il movimento (ovviamente 1/2000 è solo un esempio, non è detto che vada bene per tutte le auto in corsa).
Risulta essere ovviamente molto vantaggioso l'utilizzo, con la modalità S, di ottiche molto luminose, al fine di poter essere certi che l'esposizione della foto sarà corretta, anche in condizioni al limite. Ecco quindi che uno zoom con luminosità f/2.8 fissa su tutta l'escursione, garantisce molta più tranquillità rispetto ad uno zoom che sia con luminosità variabile ad es f/4.5-5.6. Meglio ancora le ottiche fisse, la cui luminosità può arrivare a f/1.8 e oltre.

La modalità S è una modalità semiautomatica, ovvero come abbiamo visto lascia libertà al fotografo di impostare il tempo e automaticamente la macchina imposta il diaframma. Questo significa che se si vuole alterare l'esposizione, sarà necessario applicare una compensazione. Chiariamo meglio il concetto. Si sta scattando una foto in modalità S, si imposta il tempo di 1/500, la sensibilità ad ISO200 e la macchina mette il diaframma ad f/11. Scattiamo, ma vediamo la foto sottoesposta.
Se la vogliamo più chiara, ovvero se vogliamo sovraesporre rispetto allo scatto precedente, è perfettamente inutile passare al tempo più lento 1/250 o mettere la sensibilità ad ISO400, infatti la macchina correggerà il diaframma di conseguenza, facendoci ottenere lo stesso identico risultato.
Vediamo che cosa si avrebbe. La prima condizione di scatto ha la seguente terna espositiva:

  • 1/500 (impostato dal fotografo)
  • ISO200 (impostato dal fotografo)
  • f/11 (impostato dalla macchina)

Vedendo la foto scura siamo passati, erroneamente, ad 1/250. Si ottiene:

  • 1/250 (scelto dal fotografo)
  • ISO200 (scelto dal fotografo)
  • f/16 (scelto dalla macchina)
Come vedete abbiamo ottenuto una terna equivalente, ovvero passerà la stessa quantità di luce perché se da una parte abbiamo aumentato di uno stop il tempo, la macchina ha chiuso di altrettanto il diaframma. Non è cambiato niente in termini di esposizione, la differenza si ha sul tempo, e quindi sul fatto di aver congelato un movimento ad esempio, e sulla profondità di campo, che in questo caso è aumentata.
Per riuscire ad esporre correttamente occorre quindi compensare l'esposizione.
Se fossimo stati in modalità M, in cui la macchina non fa niente ma è tutto lasciato in mano al fotografo, allora il nostro operato avrebbe portato l'effetto desiderato, come descritto di seguito per tale modalità.



MODALITA SEMIAUTOMATICA A
Questa modalità di scatto semiautomatica è l'inverso della precedente. Tramite la modalità A infatti il fotografo ha libertà di scegliere il diaframma e, per una data sensibilità, la macchina sceglie il tempo da adottare. La modalità viene detta a priorità di diaframmi, dal momento che l'esposizione viene fatta in funzione del valore di diaframma impostato dal fotografo.
Attraverso la ghiera di controllo è possibile impostare i diaframmi secondo la luminosità della lente impostata. Infatti se nella modalità S i tempi variano sulla scala degli stessi che il costruttore ha inserito nella macchina fotografica, per i diaframmi la storia dipende dall'ottica montata. Se ad esempio si sta montando un normale 50/1.8 si potrà andare verosimilmente da un valore si luminosità massima di f/1.8 fino ad un valore di luminosità minima di f/22.
Se invece si sta montando uno zoom come l'AF-S 70-300VRII f/4.5-5.6 di Nikon, allora si avrà a 70mm la possibilità di far lavorare la nostra lente da f/4.5 fino ad f/32, mentre se si lavora a 300mm si potranno impostare diaframmi da f/5.6 ad f/40.
Ovviamente usando lo zoom a 70mm si ha una maggiore luminosità e quindi conseguenti tempi di scatto più veloci; usandolo invece a 300mm, calando la luminosità ad f/5.6, è inevitabile che i tempi diventino più lenti.
I contesti in cui usare la modalità A sono vari, in teoria la si può anche usare negli stessi della modalità S e vice versa, ma più in dettaglio la modalità A è da preferirsi ogni volta che il fotografo vuole avere il controllo sulla profondità di campo. Il diaframma infatti influenza principalmente questo fattore e spesso una foto viene costruita proprio sulla quantità di oggetti che sono perfettamente definiti o no.

Come la modalità S, anche la modalità A è semiautomatica, ovvero valgono le stesse considerazioni fatte per la S. Se si vuole una foto più chiara o più scura non basta variare il diaframma o la sensibilità, occorre compensare l'esposizione. Alcuni esempi di terne espositive sono le seguenti. Immaginiamo di fare un primo scatto con f/8 ed ISO200, ipotizzando che la macchina imposti un tempo di 1/500:

  • f/8 (scelto dal fotografo)
  • ISO200 (scelto dal fotografo)
  • 1/500 (scelto dalla macchina)
Se andiamo ad aprire di uno stop il diaframma, passando da f/8 ad f/5.6, otterremo una terna equivalente espositiva:
  • f/5.6 (scelto dal fotografo)
  • ISO200 (scelto dal fotografo)
  • 1/1000 (scelto dalla macchina)
Come si vede la macchina ha reagito al nostro cambio di diaframma (apertura) riducendo il tempo di scatto e in questo modo la quantità di luce che è arrivata sullo strato fotosensibile non è cambiato. Anche qui occorre eseguire una compensazione, per eventualmente aumentare o diminuire la quantità di luce che arriva sul sensore/pellicola.


MODALITA MANUALE M
Questa modalità di scatto completamente manuale. Il fotografo quindi ha la possibilità di variare il valore di tempo, diaframma e sensibilità, senza che la macchina partecipi in alcun modo. Se quindi nella modalità A, impostando un diaframma la reflex sceglieva automaticamente il tempo, qui sta tutto al fotografo. E' questi che deve impostare tutto.
Questa modalità di scatto è una delle mie preferite, che richiede sicuramente un po' di esperienza. Piano piano infatti, ovviamente nei generi e nei contesti più consoni al singolo, si inizierà a maturare una certa sicurezza nell'impostare direttamente da soli sia il tempo, che la sensibilità, che il diaframma.


Quanto riportato precedentemente è solo una descrizione delle varie funzioni, ma qual è quella da scegliere? Esiste cioè una modalità di scatto general purpose, che permetta al fotografo di azzeccare sempre lo scatto?
Beh in tanti dicono che A sia la modalità di scatto regina, quella da preferirsi sempre e io stesso, ammetto che quando ho la macchina nella fondina, la lascio sempre in A, con il diaframma preimpostato a valori variabili a seconda dell'ottica. Ad esempio per l'AF-S 28-70/2.8 lascio sempre preimpostato il valore f/5.6, però se dovessi dire che A va bene sempre, sarei un bugiardo.
Come scritto prima infatti io spesso uso M, specie quando sono in vacanza e posso fare le foto tranquillamente, o in studio; discorso a parte invece per foto ad eventi o altre manifestazioni che richiedono prontezza di scatto. Il grande pregio infatti della modalità A, secondo me, è quello di permettere una adeguata sicurezza al fotografo in quasi tutte le circostanze in cui questi non possa starci a pensare più di tanto. Sebbene anche la modalità S permetta di fare la stessa cosa, ricordo che con A si imposta il diaframma, che permette di gestire la profondità di campo, elemento molto importante in uno scatto.
Per non essere inconcludente, io consiglio sì di partire magari usando la modalità A, ma di provare anche le altre, scegliendo principalmente tra S ed M, per vedere quale sia quella che meglio si adatta alle singole circostanze.
La soggettività della fotografia è sicuramente da ricercarsi nell'estetica, ma perché no anche nella tecnica... :)

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