Obiettivi: lunghezza focale ed angolo di campo

    Le ottiche in fotografia sono caratterizzate da una specifica lunghezza focale. La definizione rigorosa di questa entità è la seguente: la lunghezza focale è la distanza tra una lente e il suo piano focale posteriore, cioè tra la lente e dove viene messa a fuoco l'immagine di un oggetto all'infinito.
Sappiamo però che gli obiettivi sono costituiti da diverse lenti e in questo caso la definizione di lunghezza focale diventa la seguente: è la distanza tra il centro ottico dell'obiettivo e il piano focale posteriore dove viene messa a fuoco l'immagine di un punto all'infinito e si misura in millimetri [mm].

Si noti che si parla di centro ottico dell'obiettivo e non di centro geometrico (metà lunghezza). Le ottiche infatti come già detto, sono costituite da più di una lente e il loro comportamento può essere associato a quello di una sola lente, la cui lunghezza focale però può essere anche di molto diversa dalle dimensioni geometriche (cm di lunghezza) dell'obiettivo. Ad esempio un 180mm non è detto affatto che sia lungo 18cm, infatti l'AF-D 180/2.8 di Nikon è lungo 14,4cm. Questo significa che il 180mm di Nikon, seppur lungo 14,4cm può essere comparato ad una sola lente che abbia una distanza focale di 18cm.
Negli zoom poi la questione è decisamente più evidente, essendo questi obiettivi che in una dimensione fissa, possono lavorare a diverse lunghezze focali.

Le lunghezze focali come detto si esprimono in mm e quindi si parla come già detto di 180mm, oppure di 20mm o di 105mm e così via. Ma cosa differenzia le ottiche che hanno focali diverse? La risposta è il cosiddetto angolo di campo, ovvero quanta parte della scena che si ha davanti una lente riesce a catturare e si misura in gradi (essendo appunto un angolo).
Per avere un primo riscontro facciamo subito il confronto con i nostri occhi, infatti noi siamo in grado, davanti ad una scena, di catturarne solo una parte, ovvero i nostri occhi hanno un particolare angolo di campo, che è pari a circa 43°-45°.
In fotografia la lunghezza focale che ha questo stesso angolo di campo è il 50mm. Se quindi montiamo un obiettivo da 50mm sulla nostra reflex (n.b. si parla di pieno formato) otteniamo delle foto che catturano della scena tanta parte quanta siamo in grado di catturarne con i nostri occhi.

Ottiche che catturano più di quanto siamo in grado di vedere con i nostri occhi, ovvero ottiche che hanno un angolo di campo maggiore, sono caratterizzate da una lunghezza focale minore di 50mm. Ad esempio un 35mm ha un angolo di campo di circa 63°, un 24mm ha un angolo di campo di circa 75° e così via.
Come si nota riducendo la focale si ottiene via via un angolo sempre più ampio, questo significa che saremo in grado, con queste lunghezze focali, di catturare nel nostro scatto una parte molto ampia di ciò che abbiamo davanti.

Contrariamente, se allunghiamo la lunghezza focale oltre i 50mm, otteniamo un angolo di campo più piccolo, ovvero la nostra lente cattura meno di quanto catturino i nostri occhi. Ad esempio un 105mm ha un angolo di campo di 23° circa, un 180mm di 13° circa, un 300mm di 8° circa e così via.
Come si nota man mano che sale la focale, si cattura solamente una piccola parte di ciò che abbiamo davanti.

Per capire anche graficamente cosa sia l'angolo di campo riporto l'immagine che ho ritenuto sia la più chiara disponibile sulla rete e di cui trovate il copyright chiaramente espresso:

5 commenti:

  1. E' tutto chiarissimo. E' giusto dire che più grande è la lunghezza focale e più vicino risulterà essere il soggetto e viceversa?

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  2. Ciao TAC, la tua domanda è assolutamente pertinente e anzi mi dai modo di parlare di una cosa che spesso tende ad ingannare.
    Spesso quando si gira con un tele montato, il dilettante specialmente tende a fare questa domanda:"Ma quest'ottica di quanto mi avvicina il soggetto?"
    Rispondere a questa domanda con un numero, tipo che avvicina il soggetto di 50 metri è una cosa impropria. Con un 300mm infatti tu puoi scattare anche ad oggetti che stanno a 10 metri e allora se io dicessi che un tele avvicina il soggetto di 50 metri, con il soggetto a 10 metri me lo troverei 40 metri dietro di me...

    Il tele non è che avvicina i soggetti, attenzione, il teleobiettivo isola delle fette molto piccole della scena che abbiamo davanti e questo comportamento, se paragonato ai nostri occhi, ci fa sembrare un oggetto nella scena più vicino, ma non è così. Noi usiamo il termine vicino solamente perché facendo il confronto tra la dimensione dell'oggetto vista con i nostri occhi e lo stesso oggetto visto nel mirino con un tele montato, questo lo vediamo più grande e quando un oggetto lo vediamo grande il nostro cervello lo interpreta come vicino.
    Proviamo a fare un esempio con 2 immagini, partendo da una scattata con una focale corta:

    http://www.flickr.com/photos/16ale16/5945089681/in/photostream

    e poi vediamo il dettaglio della statua con una focale lunga:
    http://www.flickr.com/photos/16ale16/5945092171/in/photostream/

    Io sto sempre nella stessa posizione, ho solo cambiato focale. Non è che la Madonna sopra la chiesa si avvicinata a me, nè io a lei, siamo rimasti tutti e due fermi. Cambiando focale, allungandola, ho ottenuto l'effetto di riempire la mia foto SOLO CON LEI. Questo il mio cervello lo interpreta come se la statua fosse più vicina a me perché non essendo gli occhi a focale variabile, noi vediamo gli oggetti grandi solamente quando effettivamente gli stiamo vicini.
    Questo è il motivo per cui spesso si confonde il termine, dicendo che il tele avvicina un oggetto. No, non lo avvicina per niente, l'oggetto resta là, siamo noi che interpretiamo col nostro cervello che questo oggetto SEMBRA essere più vicino, solo perché di dimensioni grandi.

    Tu nella tua domanda parli di vice versa, ovvero di focali corte che allontanano l'oggetto.
    Qui vale lo stesso identico principio, ovvero anche qua non è che gli oggetti vengono spostati, ma nel fotogramma ci appaiono più piccoli delle dimensioni percepite a occhio nudo e quindi anche qua il nostro cervello interpreta le dimensioni ritratte come un allontanamento dei soggetti.


    Fatte queste doverose precisazioni però va anche detto, per non fare troppo i puristi, che in linea generale si può anche accettare di sentirsi dire che un tele avvicina e un grandangolo allontana, dai diciamo che ci sta, però SIA CHIARA LA PRECISAZIONE FATTA PRIMA: gli oggetti non si muovono, il nostro cervello interpreta le diverse dimensioni ritratte COME SE si trattasse di avvicinamento o allontanamento ;)

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  3. Come al solito risulta essere tutto molto chiaro!

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  4. Quindi quando invece si parla di rapporto di riproduzione?? Dipende sempre dalla focale?

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  5. He he he caro Daniele, hai colto nel segno. Anzi mi anticipi un post, ma ti rispondo anche qua. Il rapporto di riproduzione è proprio dipendente alla lunghezza focale. Spiego perché.
    Se ci mettiamo a 3 metri da una persona e la riprendiamo con un 50mm o con un 105mm, si intuisce già che con il 105 avremo la persona che occuperà, ad esempio, tutta la foto, mentre con il 50mm ci sarà dello spazio sopra e dello spazio sotto. Cioè la persona APPARE più grande con un obiettivo di focale più lunga, a parità di distanza. Possiamo quindi dire che il rapporto di riproduzione, a parità di distanza è maggiore per le focali lunghe.
    Questo è proprio il perché è improprio parlare di soggetto che si avvicina, mentre è più proprio parlare di soggetto riprodotto più grande.
    La tua osservazione è assolutamente corretta. Troverai comunque questi dettagli in un prossimo post dedicato proprio al rapporto di riproduzione ;)

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