La profondità di campo

Abbiamo già visto cosa sia il diaframma e cosa sia la lunghezza focale, ma la loro importanza in fotografia, dal punto di vista pratico si evidenzia nella cosiddetta profondità di campo. questo termine identifica quanti piani della foto che abbiamo appena scattato sono ben definiti e a fuoco.
Per chiarire meglio questo argomenti, apro una piccola parentesi sui piani di messa a fuoco. Quando si mette a fuoco infatti si identifica una certa distanza da noi in corrispondenza della quale vogliamo vedere ben definito l'oggetto ivi presente. Questa distanza da noi la possiamo identificate con un piano il cosiddetto piano di messa a fuoco. Facendo l'esempio di una distanza tra fotografo ed oggetto su cui stiamo puntando il fuoco di 10 metri, abbiamo una situazione del genere:















Ovviamente tra noi e l'oggetto ci sono altri piani (infiniti) e allo stesso modo possiamo identificare altrettanti infiniti piani alle spalle del soggetto su cui abbiamo puntato il fuoco, fino all'infinito:
















Nello scattare la foto impostiamo una terna costiuita da sensibilità, un tempo di scatto ed un diaframma, ma oltre a questi tre elementi che riguardano l'esposizione, usiamo anche un determinato obiettivo (senza sarebbe impossibile scattare) e come abbiamo ben visto ogni ottica ha la sua specifica lunghezza focale. Inoltre come detto ci troviamo ad una certa distanza dal soggetto, in questo caso 10m.

Scattando la foto col fuoco sul soggetto a 10m, questo avrà il massimo della definizione, giacendo sul piano di messa a fuoco; ma davanti e dietro l'oggetto cosa vediamo? Abbiamo ancora un po' di definizione per ciò che è dietro e davanti l'oggetto oppure no?
La risposta è: dipende

Infatti il tutto dipende dalle scelte che facciamo relativamente a:
- diaframma
- lunghezza focale
- distanza dal soggetto

Questi tre parametri (in realtà ce n'è una altro che è la dimensione della pellicola/sensore, ma questo lo vediamo in conclusione) influenzano la profondità di campo, cioè impostandoli opportunamente possiamo vedere a fuoco solo il soggetto, isolandolo dal contesto, oppure anche altri elementi oltre quello su cui abbiamo puntato il fuoco. In particolare la profondità di campo aumenta:
- chiudendo il diaframma
- riducendo la lunghezza focale
- aumentando la distanza dal soggetto

Di contro la profondità di campo diminuisce:
- aprendo il diaframma
- aumentando la lunghezza focale
- diminuendo la distanza dal soggetto

Scegliere una profondità di campo elevata o no, non dipende altro che dallo scatto che stiamo facendo. Abbiamo bisogno di isolare il soggetto, avendo il resto poco definito? Allora utilizziamo gli accorgimenti necessari per le tre condizioni di riduzione della pdc (profondità di campo); abbiamo invece bisogno di avere ben definito tutto? Allora utilizziamo gli accorgimenti necessari per le tre condizioni di aumento della pdc.
Generalmente, ma ovviamente la cosa dipende da tanti aspetti tra cui in primis il gusto del fotogafo, si richiede nei ritratti una scarsa pdc, isolando così il soggetto dal resto, mentre nei paesaggi se ne richiede di più, per vedere il più possibile a fuoco la scena ripresa. Ripeto però che queste sono indicazioni di massima, ognuno poi deve fare le sue scelte nel singolo scatto.

In base alle definizioni che abbiamo dato, possiamo da subito trarre delle conclusioni. In particolare, a parità di distanza dal soggetto e di diaframma, un teleobiettivo ha una pdc inferiore rispetto ad un grandangolare. Questo spiega perché ad esempio nei ritratti si preferisca adottare focali generalmente medio-lunghe.

Come detto oltre ai 3 parametri che sono facilmente modificabili, la pdc dipende anche dalla dimensione del supporto fotosensibile. In particoalre più questo è piccolo e più aumenta la pdc. Se quindi si fa una foto a parità di condizioni con una reflex in formato 24x36 o in formato APS-C avremo con la prima una minore pdc. Ovviamente una volta che si è comprata una macchina fotografica è impossibile cambiare le dimensioni del sensore o della pellicola, bisogna eventualmente cambiare il corpo macchina che si sta utilizzando. Motivo questo per cui, generalmente, la pdc la si limita solamnente a quei parametri che possono essere modificati in fase di scatto sullo stesso corpo macchina.

La pdc può essere calcolata per ciascuna condizione di scatto, ovvero in funzione della macchina fotografica usata, in funzione della lunghezza focale, della distanza dal soggetto e del diaframma impostato. Esistono sia delle tabelle precompilate, sia strumenti sulla rete di utilizzo immediato (provate a cercare dof calculator su Google).
Leggendo le tabelle o consultando tool on line, si hanno due misure della pdc: una indica quanti metri (o sottomultipli) si vedono definiti dietro il soggetto, ovvero tra il soggetto e l'infinito; l'altra indica invece quanti metri (o sottomultipli) si vedono definiti davanti al soggetto, ovvero tra il soggetto e il fotografo.

La pdc, per quanto si tenti di portarla a valori alti, ovvero per quanto si voglia avere il tutto il più possibile definito non è uniforme su tutta la distanza e comunque il piano perfettamente definito è sempre e solo uno: quello di messa a fuoco. Gli altri piani sono ben definiti, ma non tanto quanto quello di messa a fuoco. In particolare i piani sono via via meno definiti man mano che ci si allontana dal piano di messa a fuoco, sia in verso (verso il fotografo) che nell'altro (verso l'infinito). Bisogna quindi sempre fare una scelta molto precisa nell'identificare il soggetto che vogliamo definito nel modo migliore, perchè su questo va misurata la messa a fuoco.

CONSIDERAZIONI SULL'USO DELLA PDC
Usare opportunamente la pdc significa fare una scelta tra aumentarla o diminuirla, ma spesso ci si può trovare davanti a situazioni limite, in cui alcune scelte potrebbero essere obbligate.
Cominciamo a considerare l'uso del diaframma, si è detto che più è chiuso e più ampia sarà la zona definita nello scatto. Ma cosa accade se scattiamo in condizioni di scarsa luminosità e magari con una focale medio-lunga? Abbiamo infatti già visto cosa significhi rispettare il tempo di sicurezza e proprio per questo elemento, potremmo essere costretti ad aprire il diaframma, per far passare più luce.
Nella fotografia a pellicola è molto complicato gestire la pdc se non si hanno dorsi intercambiabili, perché la soluzione che spesso può aiutare il fotografo è quello di venire incontro alla richiesta di più luce, non aprendo il diaframma ma aumentando la sensibilità. Nel digitale questo è facile, ma nella pellicola, se non si ha appunto la possibilità di cambiare il dorso, mettendo un rullino che abbia una sensibilità maggiore, si è costretti a scendere a compromessi.
Altra soluzione potrebbe essere fornita dal treppiede, infatti appoggiando la macchina si esclude il problema del mosso legato al tempo di sicurezza.
Bisogna però anche contestualizzare lo scatto in funzione del soggetto, perché aumentare il tempo di scatto potrebbe non congelare il movimento del soggetto, se questo è in movimento.

Inoltre il diaframma ha un suo limite massimo nelle ottiche e quindi potrebbe non essere la lente sufficientemente luminosa per isolare adeguatamente il soggetto. Cerchiamo di vedere in pratica i vantaggi che potrebbe portare avere un'ottica luminosa.
Si consideri la foto seguente:















è stata scattata con un 180mm, a circa 15m dal soggetto, con diaframma f/2.8. Lavoriamo sulla focale e sulla distanza dal soggetto, se io mi allontanassi e allungassi la focale mantenendo lo stesse proporzioni (quindi il piccione ad esempio ripreso grande allo stesso modo) avrei come effetto della lontananza maggiore un aumento della pdc, ma che verrebbe annullato dall'aumentare della focale usata (allontanandomi dovrei usare per forza una focale più lunga per mantenere la scena con le stesse proporzioni).
L'unico elemento che fa la differenza allora è il diaframma, che è l'ultima variabile da poter utilizzare. Se si ha a disposizione un'ottica luminosa si può aprire il diaframma maggiormente e ruscire ad avere minore pdc.

Importantissimo infatti è l'ingradimento degli oggetti, in funzione di lunghezza focale e distanza dal soggetto. Come mostrato questi due elementi sono inversamente proporzionali e quindi è il diaframma l'unica arma che resta per decidere se la pdc deve essere aumentata (chiudendolo) o diminuita (aprendolo).
Ecco allora che una lente f/2.8, valore considerato appunto luminoso, permette di diminuire sensibilmente la pdc.

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