L'Iperfocale

    Abbiamo già visto cosa sia la profondità di campo e quale importanza abbia questo elemento nel fare una foto, ma c'è qualcosa che è ancora, forse, più utile: l'iperfocale. Vediamo insieme cos'è.

Volendo dare una definizione rigorosa, dovremmo cominciare col nominarla correttamente come "distanza iperfocale", che viene però comunemente detta appunto iperfocale. La definizione scientifica è la seguente: l'iperfocale è quella distanza di messa a fuoco che, se impostata al momento dello scatto, permette di estendere la profondità di campo dall'infinito alla metà di tale distanza, per una data lunghezza focale e per un dato diaframma .
Possiamo anche dare una definizione matematica della distanza iperfocale, che quindi può essere calcolata ogni volta. In particolare l'iperfocale è definita, per il formato 24x36, come il quadrato della focale usata in mm, fratto il prodotto tra 0,026mm e il valore di diaframma impostato.
Per il formato APS-C invece che il valore 0,026mm va usato il valore 0,016mm.

Cerchiamo di analizzare in modo più semplice questo enunciato. La prima cosa che notiamo è che si tratta di una distanza di messa a fuoco, quindi una posizione precisa della ghiera di messa a fuoco, che riporterà una precisa distanza dal soggetto.
Poi si parla di una lunghezza focale e di un diaframma, quindi a seconda dell'ottica e del diaframma che stiamo usando, avremo differenti valori della lunghezza iperfocale.
Da ultimo analizziamo la parte sulla profondità di campo: la definizione dice che se mettiamo questo valore di distanza di messa a fuoco, avremo la pdc dall'infinito alla metà della distanza impostata.

Proviamo a fare due conti allora, applicando la formula matematica, ad esempio per un 20mm su formato 24x36 a diaframma f/16, abbiamo:

(20x20)/(16*0,026) = 961mm

Vale a dire che se impostiamo come distanza di messa a fuoco sul nostro 20mm il valore di 0,916 metri, avremo la profondità di campo che sarà estesa ad un intervallo che va dall'infinito, fino a circa mezzo metro.

Questa caratteristica ci permette di ottenere un risultato veramente notevole, ovvero siamo in grado di vedere tutto ben definito in un ampissimo intervallo di distanze.

Nella pratica è molto facile calcolare la distanza iperfocale e la vera incognita da calcolare è il diaframma da usare. Per capire meglio perché e come fare per calcolarlo, vediamo di mettere in pratica con una foto quanto detto finora. Immaginiamo di dover fare una foto ad un cancello ad 1 metro da noi, che abbia al suo interno un giardino, in fondo al quale c'è una costruzione. La costruzione si trova all'infinito, il cancello come detto ad 1 metro.
La foto è la seguente:



Se vogliamo vedere tutto perfettamente definito, dobbiamo trovare quella distanza di messa a fuoco che ci permetta di estendere la pdc tra 1 metro e l'infinito.
Ragioniamo sulla definizione dell'iperfocale. Questa è definita come la distanza di messa a fuoco per avere tutto definito tra l'infinito e la sua metà. Visto che noi vogliamo che la definizione arrivi fino ad 1 metro da noi, la distanza di messa a fuoco che dobbiamo impostare è pari a 2 metri (il doppio dell'estremo inferiore). Abbiamo tutti gli elementi per scattare sfruttando l'iperfocale a questo punto? Vediamo insieme:

  • la focale c'è: 20mm
  • la distanza di messa a fuoco c'è: 2m
  • il diaframma ancora non lo abbiamo scelto
Come da formula il diaframma è fondamentale in questo calcolo e quindi non possiamo metterlo a caso. Andiamo allora a ricavarlo dalla formula precedente:

Diaframma = (focale^2)/(iperfocale*0,026)

sviluppando la formula con i numeri del nostro caso specifico abbiamo, riportando tutto in mm:

Diaframma = 400/(2000*0,026) = 7,96

Il diaframma quindi minimo necessario per ottenere tutto a fuoco perfettamente nella nostra foto è pari ad 8 (approssimando al primo valore utile della scala dei diaframmi).
In base a quanto detto sulla profondità di campo è immediatamente intuitivo comprendere cosa succede se usiamo diaframmi più aperti o più chiusi. Nello specifico se usiamo diaframmi più chiusi rispetto all'8 otterremo un all'argamento ulteriore della zona a fuoco, perché stiamo aumentando la pdc; se invece usiamo diaframmi più aperti dell'8, allora otterremo l'effetto contrario, riducendo la pdc e quindi le zone definite nella foto. Aprendo quindi il diaframma non saremo in grado di avere tutto definito come vogliamo.
Possiamo allora procedere a scattare impostando f/8 e otterremo una foto che avrà tutto ben definito dal cancello alla costruzione all'infinito.
Visto che si tratta di calcoli matematici ben precisi, esistono e sono facilmente reperibili delle tabella di iperfocale per ogni focale, su diversi formati. Consiglio fortemente di scaricarle e di averle sempre a disposizione.


Ma nella pratica, quanto descritto è fattibile? Possibile che sia necessario ogni volta farsi questi conti? Beh ovviamente la risposta è no, nel senso che in pratica si possono fare delle opportune approssimazioni, che ci permettono di semplificare moltissimo l'esecuzione dello scatto. Fermo restando comunque che nessuno ci vieta di girare con la calcolatrice, si può sfruttare su alcuni obiettivi, la scala dell'iperfocale:



Quella riportata in figura è la scala dell'iperfocale sul barilotto di uno Zeiss Sonnar 85/2. Come si vede ci sono delle tacche, sotto la ghiera di messa a fuoco, che corrispondono a valori di diaframmi (5,6, 11, 22).
Per usare l'iperfocale occorre dapprima mettere a fuoco sulla distanza più lontana che si vuole vedere a fuoco, facciamo il caso sia l'infinito e poi su quella più vicina, facciamo il caso siano 15 metri.
Successivamente occorre regolare a mano la ghiera della messa a fuoco esattamente a metà tra i due valori impostati (in figura il centro corrisponde alla tacca con il triangolo).
A questo punto leggiamo dalla scala dell'iperfocale qual'è il valore di diaframma che copre da 15 metri all'infinito, in questo caso f/5.6 è il diaframma minimo.

Questo significa che se vogliamo ottenere tutto ben definito tra 15 metri e l'infinito con questa ottica, dobbiamo mettere la messa a fuoco a metà tra i due valori ed impostare un diaframma che sia almeno f/5.6.
A conferma di quanto dicevamo prima, se impostiamo diaframmi più chiusi, notiamo che abbiamo copertura di un range maggiore di distanze. Se ad esempio mettiamo f/11 otterremo, con la messa a fuoco invariata, una copertura della pdc tra 10 metri e l'infinito.



Una riflessione particolare va fatta sulle ottiche moderne, che purtroppo sempre più spesso tendono a non fornire la scala dell'iperfocale sul barilotto. Gli zoom da tantissimo hanno abbandonato questo strumento e purtroppo oggi anche molti fissi.
Cosa si può fare allora? E' impossibile usare l'iperfocale? Ovviamente la risposta è ni...
Le soluzioni sono molteplici, possiamo andare dal comprarsi un misuratore di distanze laser, al buon senso. Senza infatti dover prendere un metro laser, possiamo agire in modo empirico come segue. Mettiamo a fuoco sull'oggetto più lontano e poi su quello più vicino e spostiamo a mano la ghiera di messa a fuoco a circa metà della distanza tra i due. La cosa la possiamo intuire quando vediamo tutti e due i soggetti sfocati bene o male allo stesso modo.
Per il diaframma da impostare, cerchiamo di prendere alcuni riferimenti standard in funzione del sensore che abbiamo, ma se lo adottiamo sempre chiuso, non dovremmo avere troppi problemi.
Va anche detto che oggi ci sono molte APP sugli Smartphone che permettono di misurare la distanza degli oggetti da noi e quindi, se abbiamo il tempo e il  modo di fare queste misurazioni, possiamo procedere con questo sussidio tencologico.

Un'altra alternativa è la seguente. Quanto abbiamo detto permette di ottenere dei risultati massimi per la pdc, ma possiamo anche permetterci il lusso di accettare un compromesso. In particolare possiamo mettere a fuoco all'infinito e, portandoci dietro le tabelle di iperfocale di cui sopra, possiamo sfruttare il fatto che in questo caso si avrebbe una pdc estesa dall'infinito alla distanza iperfocale.
In cifre, facendo un esempio, se la distanza iperfocale per una certa focale ad f/11 è di 10 metri, se mettiamo a fuoco all'infinito, otterremo una pdc ben definita tra l'infinito e 10 metri da noi. Rispetto all'uso totale dell'iperfocale, perdiamo in questo caso 5 metri, che non è poco, però in assenza di una scala opportuna, non possiamo fare altro che accontentarci o, se possibile, chiudere il diaframma ulteriormente.
Faccio notare che chiudendo il diaframma è vero che da un lato si recupera in termini di definizione, ma dall'altro si scende sui tempi di scatto, con conseguente rischio di avvicinamento al tempo di sicurezza. O ancora il rischio è di adottare tempi troppo lenti per il soggetto che si sta fotografando: se ad esempio stiamo fotografando una persona e abbiamo il tempo di 1/15, necessario per un diaframma f/22, sicuramente avremo una foto mossa.
Bisogna sempre quindi prestare la massima attenzione anche a questo aspetto, quando si richiede un'estesa pdc.


Per chiudere riporto qualcosa che in teoria dovrebbe venire spontaneamente in testa al lettore, se ha già studiato la profondità di campo. Già dalla figura precedente possiamo notare che man mano che la distanza di fuoco aumenta, i numeri sulla ghiera di messa a fuoco sono sempre più vicini tra loro e questo vuol dire che un diaframma riesce a fornire una pdc ben definita su più metri, man mano che la distanza dal soggetto aumenta. Sempre in riferimento alla figura precedente infatti possiamo vedere che l nominarla correttamente come inito, con una iperfocale di 30 metri, ma lo stesso f/5.6, se la distanza iperfocale è di 5 metri, copre tra poco più di 4m e poco meno di 6 metri.
Cioè f/5.6 è in grado di trasferire pdc su un intervallo di poco meno di 2 metri, se il soggetto più vicino è a 4 metri, mentre su oltre 30 metri se il soggetto più vicino è a 15 metri da noi.
Ovviamente il tutto va sempre adattato alle condizioni di scatto, ovvero se il soggetto più vicino è a 4 metri, dovremo adeguare il diaframma, chiudendolo al fine di ottenere la pdc che ci serve nella foto.

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