Lo stabilizzatore d'immagine

    Lo stabilizzatore di immagine è uno strumento molto utile che si sta diffondendo sempre di più grazie soprattutto ai costi di produzione che si stanno via via abbassando; viene installato sul corpo macchina o sull'obiettivo e cerchiamo di capire cos'è e a cosa serve. Anche molte compatte sono oggi stabilizzate.
A prescindere dal fatto che sia su corpo macchina o sull'ottica (il caso delle compatte lo vediamo in fondo), questo dispositivo è sostanzialmente un compensatore di movimento, in particolare del movimento del fotografo.
Abbiamo già visto cosa sia il tempo di sicurezza per una specifica lunghezza focale e questo è proprio il nostro punto di partenza. Deve essere quindi ben chiaro che ogni lente ha il suo tempo massimo utilizzabile a mano libera, scendendo oltre il quale si inizia a vedere del micromosso o del mosso nella foto.
Lo stabilizzatore permette di usare un tempo di sicurezza più lento. Cerchiamo di capire meglio con un esempio e a tale scopo prendiamo una focale da 200mm su formato 24x36. In base a quanto detto per il tempo di sicurezza possiamo scattare a mano libera usando al più un tempo pari ad 1/200.
Se abbiamo però a disposizione uno stabilizzatore di immagine (nuovamente non ci interessa se su macchina o se su ottica), possiamo aumentare questo tempo di sicurezza, facendolo scendere di tanti stop quanti ce ne consente di recuperare lo stabilizzatore. Se ad esempio il nostro stabilizzatore ci permette di recuperare 1 stop (questo dato è fornito dal costruttore) possiamo adottare con i 200mm di cui sopra un tempo di sicurezza che scende da 1/200 ad 1/100.
Se ancora il nostro stabilizzatore ci permette di recuperare 2 stop allora il tempo di sicurezza scende da 1/200 ad 1/50. Similmente possiamo arrivare fino ad 1/25 con uno stabilizzatore che ci permette di recuperare 3 stop e addirittura fino ad 1/15 se usiamo uno stabilizzatore che permette di recuperare 4 stop.

L'effetto dello stabilizzatore allora è molto interessante, dal momento che trasforma la focale che stiamo usando in una più corta in termini di tempo di sicurezza. Infatti se abbiamo uno stabilizzatore che permette di recuperare 4 stop, avendo un tempo di 1/15 come tempo di sicurezza i nostri 200mm è come se fossero soltanto 15.

Per usare lo stabilizzatore occorre prima mettere a fuoco, premendo a metà corsa il pulsante di scatto e poi aspettare qualche istante. L'immagine che vediamo nel mirino man mano inizierà a non oscillare più e quando la vedremo sufficientemente ferma, allora possiamo scattare essendo certi che lo stabilizzatore ha fatto il suo compito. La stabilizzazione è maggiormente evidente su lunghezze focali lunghe e spesso non si riesce neanche a vedere per lunghezze focali molto corte. In ogni caso quando si ha attivato lo stabilizzatore occorre aspettare un po' prima di scattare, per permettergli di fare il suo effetto. Non esiste un segnale restituito dalla macchina di stabilizzazione effettuata se non quanto vediamo nel mirino, che oscilla sempre meno. Non abbiamo un "BIP" come per l'avvenuta messa a fuoco, dobbiamo imparare a guardare bene la scena e ad apprezzare quando questa sarà stabilizzata.
Quando usiamo la macchina su un supporto statico, come ad esempio un treppiede o se è appoggiata ad un muretto e simili, lo stabilizzatore non ha alcun senso e può essere spento. Si consideri che l'uso dello stabilizzatore determina un consumo maggiore di batteria. Soprattutto allora per le focali corte, in cui i tempi di sicurezza sono abbastanza lenti, tenerlo sempre acceso potrebbe essere oltre che inutile anche un problema in termini di consumo di batteria. Se siamo infatti a scattare all'aperto in una giornata di pieno solo estivo con un 16-85 (o simili) non scenderemo tanto facilmente sotto il tempo di sicurezza e quindi si può valutare di spegnere lo stabilizzatore per guadagnare autonomia.

Lo stabilizzatore può essere usato, laddove previsto, in 2 modalità differenti. Prendendo ad esempio quanto fatto da Nikon, può essere usato sulla modalità Normal o su quella Active. La prima è da usarsi in tutti i contesti dove il fotografo sia fermo, mentre la modalità Active è da usarsi se il fotografo è in movimento (ad esempio su una macchina).

Lo stabilizzatore come detto è possibile averlo sia su macchina che su ottica, ma cosa cambia tra le due cose?  Quando si ha uno stabilizzatore installato sull'ottica si possono adottare criteri costruttivi dedicati specificatamente alle lunghezze focali, nel caso di zoom, o alla singola lunghezza focale in caso di ottiche prime, tali da ottimizzare il lavoro dello stabilizzatore. Ciò significa che lo stabilizzatore permette di recuperare un numero elevato di stop, che spesso sono superiori a quanto permette di recuperarne uno montato su corpo macchina. Nel caso delle reflex infatti quando si costruisce un corpo non si sa quale sarà la focale che vi verrà montata, quindi non si può che creare uno stabilizzatore "general purpose", ovvero adatto bene o male a tutte le focale, ma su nessuna di esse veramente ottimizzato, come accade nel caso dello stabilizzatore montato su ottica.
Un ulteriore vantaggio da non sottovalutare è che la stabilizzazione nella lente fa trasmettere un fascio luminoso non oscillante a tutti gli altri componenti nel corpo macchina che usano la luca.
Per meglio spiegare, immaginiamo di spegnere lo stabilizzatore su un'ottica da 300mm o di averne della stessa focale una non stabilizzata. Sicuramente la nostra mano, a prescindere dal tempo di scatto, avrà delle oscillazioni, quindi noi non stiamo in quadrando sempre lo stesso punto. La luce che passa nella lente quindi subisce le stesse variazioni che vediamo noi nel mirino dovute alle vibrazioni. Possiamo dire quindi che vibra anche la luce che passa nella lente e che arriva nel corpo macchina. Ecco allora che sullo specchio arriva un fascio "ballerino", questo arriva anche sul sensore per l'autofocus e ovviamente passa nel pentaprisma e arriva si nostri occhi.
Se lo stabilizzatore è messo su macchina (caso quindi di ottica non stabilizzata), il sensore si muove per cercare di stabilizzare l'immagine, ma se sul sensore la luce "si ferma", ad esempio sul sensore di messa a fuoco è arrivata comunque "ballerina".
Se invece è l'ottica ad essere stabilizzata, dopo che la luce è passata attraverso le lenti di stabilizzazione, non è più "ballerina", ma stabile e quindi qualitativamente migliore ad esempio per il sensore AF, che avrà più facilità a determinare il fuoco. Si comprende allora quanto sia vantaggioso avere una lente stabilizzata, che fa lavorare le componenti nel corpo macchina che usano la luce con un fascio stabilizzato.

Con questo è sicuramente da preferire uno stabilizzatore montato sulla lente, ma se si ha a disposizione soltanto quello su macchina lo si può usare comunque senza la minima difficoltà e ottenendo concettualmente lo stesso effetto, al più meno esteso in termini di stop recuperati e ad una leggermente minore velocità di AF. Bisogna anche dire però che sono tantissimi gli accorgimenti che vengono presi dai costruttori di corpi macchina stabilizzati sul sensore, anche se la stabilizzazione nell'ottica è decisamente più efficace da questo punto di vista.
Le sigle delle ottiche permettono di capire se è presente uno stabilizzatore, ad esempio Nikon lo indica con "VR", Canon con "IS", Tamron con "VC", Sigma con "OS" e così via.


La tendenza ad oggi è quella di realizzare ottiche stabilizzate, visto, come già detto, l'abbattimento dei costi che questa tecnologia ha subito. La sua diffusione è iniziata, per ovvi motivi, sulle focali più lunghe, come i teleobiettivi e gli zoom a focali lunghe, dal momento che i tempi di sicurezza per questi oggetti sono i più critici, ma oggi anche gli zoom corti sono stabilizzati. In casa Nikon ad esempio è stabilizzato il 24-70/2.8 oppure il 16-85/3.5-5.6, in casa Canon è stabilizzato il 17-55/2.8 così come il 17-85/4-5.6 ecc ecc.


E per le compatte? Beh oggi molte compatte sono stabilizzate, ovvero permettono anche loro di usare tempi di scatto più lenti senza avere del mosso nella foto. La struttura di una compatta, in cui l'ottica non è intercambiabile, costringe ovviamente a montare su macchina lo stabilizzatore. Scattando quindi con una compatta stabilizzata è possibile evitare il mosso dovuto a tempi troppo lenti.

Per avere un quadro più completo di come agisca lo stabilizzatore denominato VR da Nikon, potete dare uno sguardo qui (in inglese).

2 commenti:

  1. una info...lo stasbilizzatore oltre a consentirti di scendere di qualche stop sotto il tempo di sicurezza (che non è poco).....serve ad altro? concretamente non influisce anche sulla qualità della foto e quant altro, giusto?
    Se ipoteticamente mi mantengo sempre sopra il tempo di sicurezza, ottengo qualitativamente la stessa foto, a parità di obiettivo (stabilizzato e non)?
    Grazie

    RispondiElimina
  2. Ciao Davide. Lo stabilizzatore di immagine serve a recuperare qualche (ad oggi siamo nell'ordine medio di 4) stop in termini di tempo di sicurezza. In particolare puoi usare un tempo di scatto più lento, anche se la focale te ne richiederebbe uno più veloce per prevenire il mosso dovuto alle vibrazioni delle tue mani.

    In termini di qualità non influisce sulla foto. Se avessi due ottiche IDENTICHE, ma una stabilizzata e una non stabilizzata, non vedresti differenze qualitative nelle foto. Per rispondere alla seconda tua domanda, aggiungo anche che la qualità è indipendente dal tempo di sicurezza, quindi non vedresti mai differenze per tempi più veloci o più lenti.

    Fammi sapere se c'è qualcosa che non ti è chiara.

    Grazie per la domanda

    Ciao

    Alessandro

    RispondiElimina