L'importanza del "dopo"

     In radio in questi giorni sta girando un nuovo pezzo cantato da Max Pezzali che riparla degli anni 80 e di quando non si finivano i rullini da 36 pose. Fa sorridere oggi a pensarci, proprio quando le memorie toccano capacità enormi, prossime forse anche al Tera Byte :)
Questa canzone però, col suo riferimento al rullino, mi ha fatto ripensare ad una cosa molto importante, che spesse volte prima non si considerava abbastanza, che ironicamente nel titolo del post ho semplicemente chiamato "dopo".
Eh già, una volta che con fatica si finiva il rullo da 36, che accadeva? Onestamente l'ho fatto anche io tantissime volte, infatti lo si portava al primo negozio (usare il termine laboratorio è decisamente inappropriato per alcuni contesti) e lo si faceva sviluppare e stampare. Da chi e come era un fitto mistero, talmente fitto che magari in tantissimi non ci si poneva nemmeno il problema.

Eppure è proprio quello il momento in cui i nostri sforzi possono venir vanificati o invece esaltati, è proprio il "dopo" il momento in cui prende forma tutto quanto abbiamo previsto, pensato e progettato in fase di scatto.

Col digitale non è che sia cambiato poi tanto, infatti spesso si scatta in JPEG, rifugiandosi dietro un'espressione che, senza mezzi termini, trovo la più stupida ed inconcepibile per un bipede dotato di un pizzico di intelligenza: "Io la foto non la modifico, è come uscita dalla macchina."

Questa frase è un refugium peccatorum veramente di bassissimo livello e, fatemelo dire senza peli sulla lingua, è usato da chi è completamente ignorante proprio sul "dopo" oggetto di questo topic. Approfondiamo meglio sia in analogico che in digitale che cos'è sto "dopo" e cerchiamo di capire perché è così importante...

In analogico il "dopo" è costituito da 2 fasi per le pellicole negative: sviluppo del negativo, stampa del positivo; se invece la pellicola è una diapositiva la fase è una sola: lo sviluppo del negativo che poi viene intelaiato.
Per farla breve, restando per comodità nell'ambito delle pellicole negative, in questa fase ci sono un'infinità di parametri da impostare per ottenere i risultati più diversi. Basti pensare che durante lo sviluppo del negativo intervengono 3 grandezze: tempo, temperatura, agitazione. Modificandoli possiamo pensare di ottenere dallo stesso rullo risultati incredibilmente diversi... ma veramente diversi tra loro.
Nella stampa poi ci sono ancora altri fattori, ad esempio l'uso di una carta più o meno contrastata o baritata o la lente dell'ingranditore migliore di un'altra ecc ecc. Anche qui quindi dallo stesso rullo si possono ottenere risultati completamente diversi.

E quindi, quando lasciate il vostro rullino a sviluppare, siete sicuri di come viene fatto questo processo? Sapete VERAMENTE cosa succede? Spesse volte la risposta è no, perché lo si porta sotto casa, dove mi ha detto il fratello del cugino del pizzicarolo che sono bravi. Già ma bravi a fare cosa? Sicuramente un lab è bravo a fare uno sviluppo secondo il PROPRIO intento che non è affatto detto che corrisponda al nostro.

Pensate allora a questo: vi siete fatti un mazzo a stelle e strisce per impostare l'esposizione, misurandola con tutti i crisimi, avete inquadrato per cercare di ottenere un certo effetto, vi siete scritti tutto su un taccuino ecc ecc e poi... sul più bello, riavvolgete il rullo e lo lasciate nelle mani di "qualcuno". Ci avevate mai pensato??
Senza il controllo del "dopo" voi avete sempre CREDUTO di fare fotografia, in teoria l'avete fatta, ma sempre condizionata dalle idee e dal pensiero di chi ha sviluppato il negativo e stampato il positivo!!! Alla faccia del cavolo!!!!


In ambito analogico, anche se oggi le difficoltà sono enormi, il controllo della camera oscura è un processo fondamentale, che se non è possibile fare in proprio, è possibile cercare di dominarlo a latere tramite laboratori che facciano sviluppo e stampa a mano.
Innanzi tutto dovete essere un po' pratici di cosa significhino termini come sovrasviluppo o sottosviluppo, facendo magari qualche errore, buttando qualche negativo e poi, confrontandovi col laboratorio scegliere gli strumenti (liquidi, carta, ecc ecc) che al meglio vi permettano di ottenere il risultato sperato. Sono rari questi laboratori, ma se volete essere voi a fare fotografia, dovete trovare in sostanza una manovalanza qualificata, che sia disposta a fare il lavoro al posto vostro.


Passando al digitale si affrontano temi che toccano sacre verità di tanti e che mi fanno veramente piegare in due dalle risate. Riprendiamo infatti quanto avevo detto prima:"Io la foto non la tocco, è come uscita dalla macchina". Già avevo parlato di questo aspetto in questo post ma non posso fare a meno di riprenderlo anche qua. Brevemente infatti ricordo che se si scatta in JPEG la macchina fotografica comunque applica dei parametri sulla foto e quindi ne fa lei in primis un'elaborazione!! Non esiste in digitale una foto non elaborata, se viene salvata in formato .JPG, perché questo algoritmo prevede che siano applicate tutte le impostazioni di contrasto, saturazione, nitidezza e compagnia bella.
Il "dopo" allora in formato JPEG è da tenere fortemente in considerazione, perché in base alle impostazioni che abbiamo inserito sulla macchina fotografica, avremo un certo risultato piuttosto che un altro.

Prima di scattare cerchiamo di impostare la macchina opportunamente, senza lasciare al caso il risultato. Il "dopo" nel JPEG lo controlliamo prima, impostando la macchina. Il bilanciamento del bianco ad esempio, siete sicuri che sia sempre il caso di metterlo in automatico? La saturazione deve sempre essere neutra?
Il contrasto deve sempre essere a 0? Possibile che in tutte le vostre foto, fatte nei più diversi contesti, vanno sempre bene le impostazioni neutre??? Possibile che cambiando la luce, cambiando i soggetti, cambiando le condizioni di scatto, i parametri non vadano mai toccati? Dai non ci credo...
Nell'approcciare alla macchina fotografica quindi, provate a fare un piccolo sforzo... il digitale non ha sostituito il fotografo come in tanti credono, il manico conta ancora tantissimo. Impostate quindi i parametri in base all'uso e non in base alla cazzata:"Ah guarda, io la foto non la tocco".
Ricordate che il primo autore del fotoritocco è proprio la macchina fotografica, che applica dei parametri all'immagine, almeno cerchiamo di non farci fregare ;)


Discorso diverso invece nel digitale per chi scatta in RAW. Così infatti si torna in un contesto decisamente più simile all'analogico, che si può anche associare sia alla diapositiva, che alla negativa. Vediamo come...

Molti oggi non stampano e si tengono le foto su pc, visualizzandole su schermo. Bene, questo processo è molto simile alla diapositiva. Aprendo il RAW infatti questo viene sviluppato e poi non si fa altro, lo si vede direttamente, esattamente come avviene per le diapositive.
In questo caso dovete stare molto attenti su macchina a non compromettere la foto, infatti anche se il RAW ha dei margini di recupero, questi non sono infiniti. La foto su memoria deve essere preparata per la fase successiva che non deve essere un semplice salvataggio in JPEG, perché se vi va di lavorare così tanto vale risparmiare spazio e fare subito il JPEG su camera.
Il RAW deve essere sviluppato, deve esprimere il nostro messaggio attraverso delle regolazioni che su camera non sarebbero mai possibili. Se fate il RAW perché fa figo e perché vi pare di aver capito che è meglio del JPEG, ma poi aperto sul pc prendete e lo convertite direttamente in JPEG, per favore, non fatelo! Non umiliate la tecnologia che ci ha portato a questo fantastico strumento. Usate le manine, imparate un programmino di fotoritocco (esempio Adobe Camera RAW) e tirate fuori il massimo dal vostro file. Dal JPEG non potete ottenere lo stesso livello di un RAW sviluppato. Insomma, se nel RAW il "dopo" è una conversione in JPEG senza toccare niente, è come dire che vi fate il Ferrari ma poi gli mettete il GPL perché per la benzina ci vuole troppa spesa.

Non so perché ma oggi sembra che chi ha una macchina fotografica in mano ne debba sapere vita, morte e miracoli e con questo si prede la voglia di imparare, anche piccole cose. Non sapete che è il RAW? Non sapete bene come usarlo? Allora invece di fare i fighi con le mutande strappate, ammettete a voi stessi di non saperlo, documentatevi (questo blog è il posto ideale) ed imparate. Vedrete che userete davvero così al meglio la vostra attrezzatura che per giunta costa pure un botto!! A che cosa serve spendere più di 1000 euro per una reflex digitale con la supercazzola, la tarapia tapioca GPS e con la sblinda antani se poi la si usa in automatico??? Fatevi furbi e ricordate che comprare una macchina di un certo livello non significa saper fare foto o peggio ancora conoscere tutto ciò che gli ruota intorno!


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