Foto in studio e foto in strada: le differenze


     Quando si parla di fotografia ci si riferisce ad un termine che è indubbiamente molto vasto, ampio, quasi sterminato. Al giorno d'oggi credo che sia stato fotografato praticamente tutto, addirittura si riescono ad ottenere immagini dei futuri nascituri. E allora per parlare con maggiore cognizione di causa di questo mondo è forse il caso di introdurre un importante aspetto: i generi di fotografia

Avete mai sentito parlare di still-life? Di glamour? Di reportage?

Tutte queste parole servono a circoscrivere in modo netto un certo genere di fotografia, riuscendo in questo modo a classificarle appunto per genere. Quando si fa una foto ad un oggetto, magari in studio con un set particolare si parla di foto Still Life, ovvero foto a natura morta.
Quando invece si fa una foto, sempre in studio, ad una modella si parla sia di Ritratto che di Glamour.
Quando si racconta una storia attraverso un racconto per immagini, si parla di Reportage.

Ovviamente ci sono tanti altri generi, quali le macro, i paesaggi, le foto di architettura, la subacquea e tanti altri, che hanno le loro precise caratteristiche.

In questo post intendo fare un raffronto molto importante tra due generi di fotografia che sono sempre molto "chiacchierati": la foto in studio e la foto in strada.

Quali sono le differenze che ci sono tra questi due mondi? Per analizzarle partiamo dal fatto che in studio tutto quello che succede è voluto, scelto e generato dal fotografo; vice versa nella foto in strada tutto scorre disordinatamente ed autonomamente e il fotografo si deve adattare al contesto.

Questa prima considerazione permette di iniziare a valutare le differenze partendo proprio dal fotografo e dalle abilità che deve avere nell'uno e nell'altro contesto.
Avendo infatti compreso che sono NETTAMENTE diversi, se non addirittura antitetici, cosa si richiede al fotografo di studio e cosa al fotografo di strada? Se ci sono abilità diverse, quali devono essere?
Ed inoltre, siamo veramente sicuri che il tutto non abbia nulla in comune? Possibile che questi due mondi non hanno nemmeno un benché minimo punto di contatto?


Partiamo col rispondere alla prima domanda, ovvero cosa serve al fotografo di studio e cosa al fotografo di strada.

Il fotografo di studio ha la possibilità di scegliere tutto, dalla modella, alle luci, allo sfondo ecc ecc. Può infatti chiedere una modella bionda o mora, più alta o più bassa, vestita con certi tessuti o con certi colori, truccata e pettinata in un certo modo, ovvero tutto ciò che vuole (nei limiti del possibile).
La stessa cosa vale per le luci, ovvero può sceglierne sia il numero che la posizione, decidere se usare luci dure o morbide, addirittura si può scegliere anche la marca del proiettore o del flash da studio.

Immaginate poi l'importanza di potersi costruire il soggetto come vuole. Per una persona è possibile scegliere dove deve stare, se deve avere un colore addosso invece che un altro, se deve avere parti di pelle scoperta o altre no, quale colore principale del make up deve esserci, se i capelli devono essere mori, biondi o rossi. Il tutto ovviamente viene strutturato al fine di ottenere il risultato voluto.

Se abbiamo in mente di fare uno scatto in studio, possiamo montarci il soggetto come ci pare, praticamente "on demand". Stessa cosa avviene per loto ad oggetti, lo Still Life, dove invece che ad un soggetto animato, si va a riprendere una natura morta, un oggetto.

Quando si approccia ad una sessione in sala posa quindi devono essere molto chiare le finalità: cosa voglio fotografare? Perché voglio che un oggetto venga illuminato in un certo particolare modo? Perché voglio che la modella abbia uno schema di luci Rembrandt o magari una luce diffusa? Spesse volte, ahimé troppe a dire il vero, vedo foto di glamour che sono un porno mancato. Un bel sedere non dice niente se non è ben contestualizzato, se non rientra in un'idea, un disegno, un progetto. La bellezza della modella o del modello non basta da sola, ci vuole il fotografo che sappia opportunamente mettere in campo un set che valorizzi tale bellezza.
Il fotografo nelle foto di moda poi, come anticipato, non basta. Serve una MUA (Make Up Artist) che sappia truccare il soggetto in modo opportuno, serve un parrucchiere che sappia pettinare ad hoc la modella o il modello e così via. Una BUONA foto di Glamour passa per infiniti step, non basta prendere una topolona o un super palestrato e piazzarlo a caso sotto le luci.
Per chi vuole quindi approcciare a questo mondo fotografico è bene che ricordo sempre che conta tantissimo il fotografo e le sue abilità. La sala posa parte come una stanza vuota che va riempita con quello che si vuole raccontare. Che colore il fondale, quante e quali luci, il perché dei colori della modella, un trucco adeguato. Possono poi anche esserci oggetti esterni, ad esempio per foto di sport possono esserci palloni o racchette o altri oggetti rappresentativi dello sport stesso.

Al fotografo di studio è quindi richiesta innanzi tutto creatività, perché dal nulla assoluto (come detto si parte da una stanza vuota), deve mettere in piedi una foto o un tot di foto che abbiano un significato, che non siano tutte uguali, passando per tutte le considerazioni fatte finora.


Per la foto di strada invece le richieste sono diverse. Quando si esce in strada si entra in un mondo che va avanti anche senza il fotografo. Mentre la modella in sala posa deve avere un mondo costruito ad hoc, nella foto di strada il mondo già c'è. La realtà in cui si scende è il contesto in cui scattiamo e questo vuol dire che automaticamente diventa il soggetto della nostra storia.
Anche per il fotografo di strada infatti è importante avere chiaro cosa fare. Come detto per la gnoccolona messa sotto alle luci, non basta uscire a Piazza San Pietro a Roma e scattare alla chiesa più fotografata del mondo. Ci deve essere un filo conduttore da seguire, un processo di racconto di una storia che non si può basare solo su quanto di famoso il mondo in cui ci muoviamo abbia da offrire.

Sebbene quindi le necessità siano diverse, anticipando la risposta alla seconda domanda di prima, c'è un'analogia tra i due tipi di fotografia: BISOGNA AVERE BENE IN MENTE PERCHE SI STA FOTOGRAFANDO.

Ora va analizzato però come il fotografo di strada possa organizzare il suo racconto. Abbiamo visto che un fotografo di studio parte dal nulla, il fotografo di strada parte invece dal tutto- Provate ad immaginare, uscendo per il centro della vostra città o paese, quante vite si intrecciano, quanti filoni coesistono, quante persone, ognuna con la propria realtà, condividono lo stesso palcoscenico.
Per strada accade si tutto, da chi va a fare la spesa, a chi aspetta l'autobus, chi compra il giornale, chi è in ritardo per il treno o al lavoro ecc ecc.
C'è quasi il rischio di troppa abbondanza e proprio in questa compresenza di molteplici filoni si deve inserire il fotografo di strada. Se questi infatti ha ben chiaro il contesto, il mondo in cui si trova e soprattutto COSA VUOLE RACCONTARE, sarà meno complicato strappare uno di questi filoni, seguirlo e farlo proprio nel racconto che si sta realizzando.

Uscire per strada alla cieca e pensare di beccare comunque qualcosa è sbagliatissimo, perché si rischia di fare un minestrone enorme che poi alla fine non sa di niente. Pensate al gelato, cioccolato e crema insieme stanno bene, ma se iniziate ad aggiungere cocco, fragola, limone, biscotto, zuppa inglese, nocciola, amarena e pistacchio, forse questo gelato non ha più il fascino ben definito di una coppia di gusti ben chiara. C'è talmente tanto, che non si riesce a farsi guidare da niente in particolare.
Nella foto di strada il concetto è lo stesso, quello che va fatto è approcciare a questo fiume in piena con una propria idea e seguirla, lavorando per questa.

Il fotografo di strada quindi nell'inserirsi in questa realtà ha il compito di non dimenticare mai le sue finalità, i suoi perché, non curandosi di quanto altro gli accada intorno.

Ci sono ovviamente degli accorgimenti che, se adottati, permettono di semplificare il lavoro. Ad esempio si può circoscrivere l'ambito ad una particolare area, ad esempio un mercato rionale. L'idea del lavoro potrebbe essere infatti quella di voler mostrare al lettore della nostra storia com'è il mercato di Campo dè Fiori a Roma, mercato storico e famoso. Proprio questa è stata la mia idea quando ho creato questo reportage. Nel centro di Roma c'è di tutto e di più, si incrociano mille storie, io ho voluto mostrare chi c'è in questo mercato, quali persone vi lavorano. Avrei potuto fare un racconto solo sui turisti che lo frequentano o solo sulle merci che vendono e tanto altro ancora. Io mi sono ritagliato il MIO personalissimo ambito e ho lavorato SOLO su questo.

Un'altra differenza notevole è data dalla luce. Se nella fotografia di studio come detto si può giocare come meglio si vuole, con la fotografia all'aperto, con la luce si può giocare decisamente meno. Se c'è solo il sole, beh muoverlo a nostro piacimento credo sia un pelino complicato (ma se ci riuscite mi raccomando avvisatemi!), in caso di altre fonti luminose, come quelle stradali o insegne o luci pubbliche, anche qua non possiamo certo sbizzarrirci come preferiamo. Quelle sono e quelle ci dobbiamo tenere.
Inoltre anche il meteo la fa da padrona, se il cielo è nuvoloso o se piove, non possiamo fare altro che adattarci...
Contrariamente quindi alla foto di studio, dove qualsiasi meteo e qualsiasi luce vanno bene, in strada il discorso è molto diverso.

Più in generale quindi la grandissima differenza che c'è tra questi due mondi è che nella fotografia di studio si inizia da una tabula rasa e si deve costruire tutto in autonomia, nella foto di strada invece c'è già tutto, bisogna solo scegliere cosa si vuole raccontare.

La risposta alla seconda domanda invece, se cioè per caso non ci siano analogie tra queste due fotografie, ha già trovato una risposta, ovvero la assoluta certezza del perché si sta scattando. Sia per ritagliare il proprio filone su cui lavorare, che per fare una bella foto in studio, occorre avere le idee chiare. Le scelte che altrimenti faremmo infatti comprometterebbero il risultato finale.

Ma non è questa la sola analogia tra i due mondi, infatti c'è una cosa non da poco che il fotografo di strada deve considerare e mutuare dalla fotografia di studio, che è legata alle luci. Sebbene infatti si sia detto che c'è una enorme differenza tra l'uso delle luci nei due contesti, vanno comunque conosciuti gli schemi di luce che permettano al fotografo di strada di ottenere il risultato voluto. Sapere infatti come viene la foto in base alla luce a disposizione è molto importante. Ecco quindi che potrebbe essere utile avere un sole più basso per avere ombre più lunghe o più alto per una luce più dura, sapere QUANDO andare in un posto perché la sua esposizione è questa o quella e quindi la sua illuminazione cambia. Insomma, sebbene non si possano montare schemi di luci ad hoc, anche il fotografo di strada può trarre molto giovamento dal conoscere tali schemi, per fare le scelte più opportune su quando recarsi in un posto. Sapere ad esempio che mettere una luce alle spalle determina un certo effetto, luce che può essere anche una finestra o una vetrina illuminata, contribuisce a rendere più efficace il lavoro. La complessità sta volta quindi non è quella di doverlo conoscere per montarlo in sala posa, quanto piuttosto quella di conoscerlo per riuscire a sfruttarlo quando presente.

Un'ulteriore analogia che sussiste tra le due fotografie è quella legata al comportamento del fotografo. Che si tratti di una modella professionista o di una signora anziana che torna a casa con le buste della spesa, l'etica del fotografo deve sempre essere di massima correttezza. Non bisogna mai sbilanciarsi, mai essere maleducati e usare una regola non scritta che aiuta sempre: il buonsenso. Non è facile chiedere ad una persona di spogliarsi davanti a noi e magari di farle o fargli assumere delle pose particolari, magari con pannelli riflettenti molto vicini o luci che danno fastidio e magari un certo numero di persone che assiste al set.
Come d'altro canto è possibile incontrare persone che non vogliano essere fotografate o cui dia fastidio la nostra presenza. In tal caso è meglio desistere. L'errore è sempre dietro l'angolo ovviamente, io ad esempio ho sbagliato con Tonino Guerra, che ho incontrato ad una manifestazione e gli ho puntato la macchina per uno scatto. Lui, giustamente, si è arrabbiato e mi ha sbattuto sul naso la D700 col 28-70. Una bella botta, ma tutta meritata, perché avrei dovuto prima sincerarmi della sua eventuale disponibilità alla foto stessa. Questa troppa fiducia mi è costata, oltre che ad una botta sul naso, anche la perdita della foto, che ovviamente ho cancellato per evitare qualsiasi complicazione.
Il massimo rispetto per chi si ha davanti è fondamentale. Pensare di poter fare qualsiasi cosa con una modella o un modello che paghiamo per quella sessione di scatto è sbagliatissimo, così come pensare che tutti per strada gradiscano uno scatto. L'etica, la professionalità sono elementi che non devono mancare mai in un fotografo. Saper scattare non significa solo saper controllare la tecnica o saper interpretare le luci, significa anche saper vivere la scena, rispettato chi entra a far parte del nostro scatto.


In conclusione dire che è meglio una fotografia o l'altra o dire che è più facile l'una o l'altra è una fesseria di enormi proporzioni. Ogni stile ha le sue criticità, ogni genere ha le sue peculiarità che vanno assolutamente rispettate. Io sono fotografo di strada, mi piace scendere in mezzo alla gente, rischiare anche l'episodio raccontato prima con Guerra, ma non per questo critico male i colleghi che invece scattano in studio, anzi non capendoci granché finora, resto sempre affascinato da quelli BRAVI che sanno veramente fare qualcosa.
Devo dire che in entrambi i generi c'è un'inflazione tremenda, anche io magari forse faccio fotacce, chi lo sa, ma molto spesso vedo foto in studio fatte più per guardare un bel paio di chiappe, che non per raccontare veramente qualcosa... E' triste, molto triste come realtà perché ovviamente questo non fa altro che infangare la fotografia stessa... E la cosa triste è che vedo sempre con maggiore rammarico e tristezza, che oggi anche per strada si va a cercare la cavallona con gli shorts o la tipa con la scollatura mozzafiato, invece che rapportarsi ad un mondo che con queste piccole stupidità non dovrebbe entrarci niente. Per carità, fa piacere a tutti vedere una bella donna o un bell'uomo, ma se sono scatti fini a loro stessi, se non vengono inseriti in un racconto, in un contesto, in un filone, sono appunto dei porno mancati che non servono assolutamente a niente e nessuno...

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