L'occhio del fotografo - Suddividere l'inquadratura


In questo post della sezione Leggiamolo Insieme si affronta la questione della suddivisione del frame, quello che nel libro di Freeman è stato tradotto come SUDDIVIDERE L’INQUADRATURA.
Freeman parte con due considerazioni che sembrano banali, ma non lo sono affatto. La prima riguarda il fatto che un fotografo può in teoria fare infinite suddivisione come meglio crede del frame. 3 parti? 4 parti? 6 parti di cui 3 sono il doppio delle altre? È sulla carta tutto lecito, ma ovviamente questo porterebbe ad un far west, ad una sorta di anarchia compositiva che non permetterebbe di capire per bene cosa abbia voluto fare il fotografo. D’altro canto per poter valicare una regola, per poter cioè fare come ci pare, dobbiamo conoscere bene la regola stessa. Ogni cosa ha bisogno di una regolamentazione, di basi, di capisaldi che poi possono essere interpetati opportunamente.
Devo dire che il paraculismo ultimamente la fa da padrona, con tanti, ahimé troppi che forti di una autoreferenziata conoscenza fotografica fanno suddivisioni a piffero (e voglio essere educato) e poi dicono: “E vabbè mica tutti dobbiamo seguire le stesse regole”, per poi andare a scoprire che magari proprio queste tanto bistrattate regole non le conoscono affatto.
Freeman non a caso parla dello stretto indispensabile, perché anche una sola e famosa suddivisione, la regola rei terzi, permette un’infinità di interpretazioni e spunti. Quindi prima di giusitifcare qualsiasi accozzaglia di soggetti è bene partire da una base e POI interpretarle. Non possiamo pensare di metterci dentro una macchina senza aver imparato a scuola guida... Poi magari avremo un nostro stile di guida, ma dobbiamo partire da qualcosa di riconosciuto. Se siete tra quelli che fino ad oggi non avevano mai sentito parlare di queste suddivisioni o quelli che non hanno mai capito che caspita vuol dire “regola dei terzi” o altro, questo topic vi aiuterà a dipanare le nebbie; se già conoscete questi temi è un utile ripasso.

La seconda considerazione che fa Freeman in apertura ancora una volta può sembrare una fesseria, una banalità, una della serie “e che ci voleva Freeman a dirmelo???”, però è fondamentale. Leggiamo insieme quello sche scrive l’autore: “Qualsiasi immagine introduce automaticamente una divisione all’interno dell’inquadratura. A volte, come nel caso di una linea dell’orizzonte molto marcata, la ripartizione è evidente...” (M. Freeman, L’Occhio del Fotografo, SUDDIVIDERE L’INQUADRATURA). Queste sono le primissime parole di Freeman in questo capitolo. Capite quanto accidenti dicono? Ogni volta che scattate, comunque lo facciate introducete una suddivisione. Volenti o nolenti voi state ripartendo lo spazio della fotografia e in questi spazi ci sono più o meno oggetti/soggetti. L’esempio successivo è poi quello della linea dell’orizzonte, sopra e sotto di questa indubbiamente ci sono 2 aree che sono nettamente distinte.

Partiamo proprio da questa linea dell’orizzonte. Dove la piazzereste? Beh questa linea può andare a finire dovunque sull’asse verticale della foto, può essere ad 1 cm dal bordo superiore o inferiore, può essere a 3,8753917273612 cm dal bordo inferiore, posso metterla ad antani sbidiguta con una quarta misura ascendente in trigono Marte Giove Saturno con il tutto a pi greco mezzi. Insomma, ironia a parte, quella linea dell’orizzonte può finire veramente in un’inifinità di posti. Ecco allora perché prima parlavo di far west dell’inquadratura, ecco perché dicevo che qualche base va conosciuta, altrimenti ognuno fa come meglio crede e il tutto va a scatafascio. Io faccio così perché mi piace, tu fai cosà perché ti piace e il dialogo è a zero.
La prima suddivisione quindi dell’inquadratura che si introduce è appunto questa famigerata regola dei terzi. Una parola, “terzi”, che ricorda le frazioni, i 4 in matematica delle superiori. Oh cavolo, ho fatto il fotografo perché non capivo niente di matematica e adesso mi rientrano dalla finestra le frazioni...
Tranquilli, non c’è tanto da far calcoli, basta suddividere in 3 parti uguali l’asse verticale della foto e in altrettante parti uguali quello orizzontale, ottenendo 9 rettangoli:


Questa immagina mostra un rettangolo di proporzioni 2:3, ovvero le stesse di un sensore APS-C o di un sensore pieno formato. Questo rettangolo viene diviso in 3 parti uguali sui rispettivi lati orizzontale e verticale. Faccio una doverosa precisazione: non me ne frega niente di scendere nel dettaglio della sezione aurea. Ste cose le lascio ai teorici, fate tutte le belle misurazioni che volete, tutti i bei calcoli, in questa sede mi interessa applicare concetti utili alla fotografia. Non aspettatevi quindi il famoso 144:89... il web pullula di siti che vi potranno spiegare tutta la teoria che volete...
Ora siamo liberi di fare questa suddivisione anche nel nostro mirino della reflex o immaginandocelo (dai non è difficile) oppure facendoci aiutare dalla funzione nota come “reticolo” o “linee guida”, che appunto ci faranno vedere queste linee nel nostro mirino.  Queste linee, come dicevo prima, hanno una storia legata alla sezione aurea, ma per noi è importante sapere che questo tipo di composizione permette di avere un certo ordine nella foto e facilitare sia l’inserimento di messaggi, che la loro comprensione da parte di chi guarderà lo scatto.
Vediamo come ad esempio usare queste linee guida. Prendiamo la foto seguente, uno scatto minimal ad un chicco di caffè:



Il centro del chicco di caffè è stato messo all’intersezione del terzo di destra orizzontale e quella del terzo in basso del lato verticale. Il chicco non è stato messo a caso.
Potevo tranquillamente metterlo al centro, avrei potuto metterlo in alto, in basso, 3cm più a destra o 6 più sinistra, insomma dove accidenti volevo, eppure in questo modo di riesce a dare una posizione non casuale, precisa anche ad un singolo chicco di caffé.
Un altro esempio è il seguente, in cui ho voluto sfruttare i terzi orizzontali, mettendo il piccione in quello di sinistra e la fontana il più possibile in quello di destra:



Sempre sfruttando la suddivisione dei terzi in orizzontale c’è anche questa foto, dove in due terzi, quello di sinistra e quello centrale ci sono due persone, nell’ultimo a destra invece c’è la fine del ramo, che è l’unico pezzo del ramo stesso in cui ci sono le frone con gli aghi ben visibili:





Le scelte e le possibilità sono ovviamente infinite e potrei andare avanti per ore a postare foto ognuna col suo perché, ma quello che mi piace riportare è un’altra frase di Freeman, che spero faccia riflettere chi ancora crede che non conoscere queste regole sia fondamentale: “Nel corso della storia numerosi artisti si sono occupati di tale questione (ndr possibili suddivisioni della scena)”. Queste semplici parole fanno capire che dall’epoca degli antichi Greci si sta studiando per dare armonia, ordine, bilanciamento. Evitiamo di fare i paraculi degli anni 2000 in cui tutto ormai è sdoganato e cerchiamo di studiarla qualcosa. Dopo aver provato, daopo aver scattato, dopo aver fatto nostre queste nozioni, allora sì che possiamo provare a fare qualcosa di diverso. Ad esempio si parla anche di regola dei sesti, dove la scena viene suddivisa invece che in 3 parti uguali per lato in 6.
Si può parlare anche della regola di Fibonacci, cui Freeman fa riferimento, per avere un’altra suddivione ancora più complessa dell’immagine o la suddivisione usando la ripartizione basata sui lati del rettangolo, per i cui dettagli rimando direttamente al libro, dove sono illustrati in modo molto esaustivo.

Non importa ora fare una scelta piuttosto che un’altra, va bene qualsiasi regola da seguire, ma unendo le considerazioni che si erano fatte sulla posizione del soggetto e quanto visto ora, si hanno degli strumenti tutt’altro che banali per realizzare le proprie foto.


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