L'occhio del fotografo - La Prospettiva Lineare

     Continuando nella lettura insieme del libro di Freeman, arriviamo ad un punto veramente importante, che tratta di un argomento che non deve essere assolutamente passare in secondo piano: la prospettiva. In questo topic parleremo della prospettiva lineare, soffermandoci con diverse foto, in aggiunta a quelle disponibili sul libro, sui diversi aspetti che ciò comporta.
Ci sono tantissimi testi che trattano di questo argomento non a caso, visto che la prospettiva è un elemento il cui dominio permette di dare veramente un tocco in più alle cose.
Il tutto dipende da come l'occhio umano percepisce gli oggetti nella foto, partendo da alcune certezze. Prendiamo una foto a delle rotaie, come ad esempio questa:

Le rotaie sappiamo tutti che sono parallele, quindi la distanza tra loro non si riduce mai, mentre in questa foto si vede tutto il contrario. Eppure il nostro cervello riesce ad accettare questa immagine, nonostante quello che appare sappiamo che le rotaie non si avvicinano mai. Freeman nel suo libro ci spiega che fenomeno ci permetta di accettare questa situazione e si tratta della "costanza di grandezza", che non è altro che un meccanismo percettivo con cui la mente risolve le incongruenze dovute alla profondità.
Questo fenomeno di convergenza delle rotaie va sempre considerato quando si scatta una foto, più in generale delle linee parallele (potremmo parlare che di un grande rettilineo asfaltato), unitamente a quanto può sembrare banale e cioè che gli oggetti più lontani appaiono più piccoli. Quando scattiamo una foto quindi possiamo sia accentuare che attenuare questo fenomeno che è strettamente legato al senso di profondità che avrà la nostra immagine. Fremman infatti parla di "illusione di profondità", che va gestita perché può influire sul realismo della foto che stiamo scattando. 

La prospettiva della foto che abbiamo inserito prima è quella lineare, che è la più presente generalmente ed è caratterizzata, come dice Freeman, dalla convergenza delle linee. Possiamo distinguere tra due sensi ovviamente delle linee, infatti ci sono sia quelle orizzontali, che quelle verticali. Nel caso delle rotaie le linee sono ovviamente orizzontali e tendono a convergere all'infinito, dando senso di profondità all'immagine, che sembra quasi tridimensionale. Si pensa di poter entrare nella foto, con delle linee che diventano delle diagonali che spingono la nostra vista verso il centro della foto. Del potere delle diagonali se n'è già parlato e ancora se ne parlerà, visto che questo strumento è destabilizzante per la foto, crea movimento nella staticità di una immagine.
Nelle linee orizzontali un altro punto da tenere in considerazione è quello legato alla posizione di ripresa: quanto stiamo lontani dal suolo? Più ci abbassiamo, arrivando a stare per terra, più le diagonali coincideranno con la linea dell'orizzonte.

Ma le linee sono anche verticali e quindi anche in questo caso si può determinare una convergenza di linee, basti pensare a quando viene alzata la fotocamera verso l'alto per riprendere edifici molto alti, come i grattacieli. Prendiamo ad esempio questa foto:

scattata alla basilica di SS. Pietro e Paolo all'EUR. E' ripreso l'ingresso della chiesa, che sappiamo tutti essere verticale al terreno. Eppure montando il 20/2.8 su treppiede e mirando verso l'alto, siamo in grado di ottenere questo effetto, con le linee delle "pareti", che via via si avvicinano sempre di più, non essendo poi troppo diverse dalle rotaie di prima. Oppure, sempre prendendo una foto scattata all'EUR, anche in questo caso:


abbiamo una convergenza di linee verticali, che addirittura quasi vanno ad unirsi in un punto, in alto nella foto. Anche in questo caso abbiamo creato dinamismo in un'immagine che è inevitabilmente statica essendo una foto, grazie alle diagonali.
Un'altra considerazione tutt'altro che banale che fa Freeman è quella legata alle ombre. Questo elemento in una foto è fondamentale, perché è grazie alle ombre che abbiamo il senso della profondità. 

Nella prospettiva lineare è molto importante anche considerare il tipo di ottica che si utilizza, in base alla sua lunghezza focale e all'effetto che restituisce: grandangolare e teleobiettivo ancora un volta confermano di essere strumenti molto molto diversi tra di loro.
Una lente grandangolare accentua le diagonali, mettendole in mostra maggiormente, in modo assai visibile, mentre un teleobiettivo, quindi una focale lunga, tenderà a restituire un effetto meno enfatizzato di tali linee. Come scrive Freeman, con le focali lunghe le diagonali tenderanno ad aprirsi, ovvero non daranno questo senso di chiusura in lontananza e tendono ad esempio le rotaie della prima foto ad avvicinarsi sempre meno.

Una prospettiva che è molto legata a quella lineare è la cosiddetta prospettiva decrescente, sulla quale si può aprire tranquillamente una piccola parentesi. A Piazza San Pietro ci sono le famose staccionate, che possono rendere proprio una prospettiva lineare decrescente:

Questa foto riprende le staccionate che sono tutte assolutamente uguali, eppure mano mano che ci si allontana dal punto di scatto sono sempre più piccole. Questa è una prospettiva decrescente, visto che oggetti della stessa dimensione in sequenza vanno allontanandosi e rimpicciolendosi.

Prima di chiudere va fatta una precisazione sulla scelta del fuoco. Immaginiamo di prendere la foto con le rotaie, la prima che abbiamo visto. Il fuoco segue lo stesso andamento della distanza percepita delle linee: mano mano che ci si allontana, il fuoco cala come la distanza percepita. 
L'ultima foto anche rafforza questa idea sul fuoco, dove addirittura si è scelto di avere tutto perfettamente nitido, grazie all'iperfocale.
Il fuoco quindi va scelto opportunamente per far si che non ci siano elementi vicini sfocati, visto che il fuoco è meglio che segua l'andamento della prospettiva

Una importante considerazione da fare su questo tema è quello legato al punto di vista. Come infatti avete visto le foto che determinano, specialmente nelle linee verticali, l'enfasi delle diagonali, hanno punti di ripresa particolari, magari inusuali. Provare a vedere il mondo con altri occhi, provare a non scattare sempre stando in piedi con la macchina sulla faccia, già permette di avere delle visuali diverse rispetto a quanto siamo abituati a vedere camminando in giro per il mondo.

Un'ultimissima ed ulteriore considerazione va fatta sulle foto che sto inserendo. Come vedete spesso ritornano le stesse e la scelta è assolutamente voluta. Nello stesso scatto infatti possono coesistere diverse elementi che lo compongono. Fare una foto "monotematica", lasciatemi usare questo termine un po' improprio per dire che in una foto ci mettete un solo elemento, non è sbagliato ma non è detto che capiti., anzi è molto più facile il contrario. Avere la situazione perfetta per rappresentare ad esempio un motivo, piuttosto che un texture potrebbe non essere facile e magari all'interno di una foto fatta da chi è un amatore, possono capitare diversi elementi. Tutto sta a riconoscerli.

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